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Eccomi di nuovo! XD

NON E' UN ADDIO



Nei giorni e nelle settimane seguenti, fra un concerto dei Jam e l'imminente partenza di Claire e della sua famiglia, tutti i piccoli problemi che si erano creati nell'ultimo periodo si sistemarono piano piano. Anche l'idea della separazione era affrontata da tutti con più serenità, visto che era chiaro che non sarebbe stata permanente.
Infatti il giorno in cui la ragazza lasciò l'America erano tutti riuniti all'aeroporto: Tom, Adam, Jake, il resto della famiglia Baker, Susan e perfino Peter.
Quando chiamarono per l'ultima volta il volo si salutarono, ovviamente Claire rimase più indietro dei suoi genitori.
Strinse forte Matty e Sunny, abbracciò Becky e Melody e ringraziò quest'ultima per averle dato il lavoro.
"E' stato un piacere averti con noi, cara. Non ti fare problemi a chiedere ospitalità quando tornerai." la donna le sorrise e la baciò di nuovo sulla guancia.
Poi Claire, che aveva già gli occhi lucidi, si rivolse alla cugina e al suo ragazzo "Buona fortuna a voi. Mi raccomando Susan, non fare disastri mentre non ci sono, eh!"
"Certo che no, stupida!" Susan non nascondeva le lacrime "Uffa, perderò la migliore compagna di shopping che abbia mai avuto....mi mancherai"
"Anche tu mancherai a me" l'abbracciò e poi fece lo stesso con Peter "Mi fa molto piacere che questa scapestrata qui finalmente si sia trovata qualcuno che la tenga a bada. Non poteva capitargli una persona migliore"
"Tranquilla, ormai so come prendermi cura di lei" il ragazzo le sorrise "Fai buon viaggio"
"Grazie"
Quando si voltò verso Jake, Adam e Tom sorrise mestamente "Voi tre, quando ci vediamo la prossima volta dovete avere sfornato altri nuovi capolavori della musica rock, altrimenti farò finta di non conoscervi."
Risero tutti, poi Jake si fece avanti e strinse forte la mora "Mi mancherai molto, Claire"
"Anche tu mi mancherai. Sei il componente più serio dei Jam, controlla che gli altri non facciano troppe cavolate."
"Sarà fatto!" rispose il batterista sciogliendo la stretta e portandosi una mano al capo in stile saluto militare.
"Adam...sei un ragazzo bravissimo e un amico prezioso...ti auguro tutto il meglio." L'imbarazzo tra Claire e il migliore amico di Tom piano piano era svanito.
Lui l'abbracciò e lei gli sfiorò una guancia con le labbra "Sono contentissimo di averti conosciuta. Ci vediamo presto"
"S-sì" rispose lei, la voce ormai rotta dall'emozione.
"Claire, sbrigati! Dobbiamo imbarcarci"
"Un attimo..."si voltò verso Tom e gli saltò praticamente tra le braccia
"Piccola, non so come farò senza di te in questi mesi."
"Se entrambi desideriamo che passino in fretta forse succederà davvero."
"Allora ogni sera guarderò le stelle pensando a te e a quanto ti voglio rivedere"
"Tom, ti amo."
"Anche io ti amo. Telefonami non appena arrivi, ok?"
"Sì, lo farò sicuramente. Adesso devo proprio andare." contro voglia e con le lacrime che le bagnavano gli occhi scese dalle braccia di lui e lo baciò un'ultima volta, prima di rivolgere un saluto generale e di seguire i suoi genitori su quell'aereo diretto in Italia.

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LONTANANZA



La casa di sua nonna era come la ricordava. In quel piccolo paesino, in un cortile che si trovava a meno di un centinaio di metri dalla piazza principale, che ospitava l'edificio comunale ed una chiesetta.
Certo, la vita lì non era come in America. Passava le giornate in quell'edificio a due piani, dall'aria antica, ma non per questo trascurato.
Infatti era tutto perfettamente pulito visto che il tempo libero che la ragazza aveva dal lavoro, aveva trovato un impiego in un ufficio a venti minuti di macchina da lì, lo trascorreva a pulire, spolverare e riordinare.
Aveva anche migliorato ampiamente le sue doti culinarie, aiutata dalla nonna, nella ferma convinzione che quando fosse tornata da Tom per Natale gli avrebbe mostrato i suoi progressi.
Non usciva quasi per niente, se non di tanto in tanto con delle ragazze che aveva conosciuto al lavoro. Ovviamente loro finivano le loro serate in discoteca nel letto di qualche sconosciuto, mentre lei se ne tornava a casa e passava un paio d'ore al telefono con Tom.
Sentire la sua voce era la cosa che aspettava di più ogni giorno. A volte era difficile combinare gli orari a causa dei fusi orari completamente diversi, ma lui la chiamava anche nel cuore della notte, mentre da lei era mattina inoltrata, solo perché aveva voglia di dirle quanto l'amava o quanto gli mancava.
I Jam a detta di Tom, di Adam e Jake, con cui chiacchierava ogni tanto, sempre telefonicamente, stavano andando bene, avevano già pronte alcune canzoni che potevano andare bene per un eventuale nuovo album.
Uno degli ultimi giorni di novembre, in occasione del compleanno di Claire, i tre improvvisarono al telefono un'anteprima di un pezzo che stavano componendo in quel momento.
Le parole erano insieme romantiche e divertenti, Jake e Adam continuavano a prendere in giro Tom per aver scritto un pezzo così sdolcinato, ma Claire lo apprezzò talmente tanto che si commosse.
"E' una bellissima canzone. Peccato che qui in Italia la vostra musica non sia ancora conosciuta"
"Tesoro, anche qui non siamo certo delle star, però ora c'è più gente che ci riconosce per strada, sai?" il tono del ragazzo era scherzoso, ma non mentiva "Comunque ti prometto che mi impegnerò affinché un giorno potrai sentire trasmessa in radio "It's a love story, not just a joke" anche in Italia!"
"Mi piace tantissimo il titolo!"
"Credimi, non ci avevo ancora pensato, mi è venuto in mente parlando con te."
Di sottofondo sentiva le risate degli altri due.
"Amore, adesso ti devo salutare perché devo tornare al lavoro. Vi ringrazio ancora per il vostro show privato. Ti amo"
"Di niente, piccola. Ti amo anche io, ancora tanti auguri, buon lavoro" Si sentirono le voci di Adam e Jake che salutavano
"Ciao anche a voi ragazzi! Buona fortuna per il concerto. A presto"
"Ciao, Claire" dissero i tre all'unisono, prima di riattaccare.
Non appena la conversazione fu chiusa entrò la mamma della ragazza nella stanza.
"Cara, il caffè è pronto, ti va di berlo prima di andare al lavoro?"
"Certo!" rispose tutta sorridente la morettina
"Deduco che Tom ti abbia fatto una bella sorpresa per il tuo compleanno"
"Bella è riduttivo mamma! Mi hanno fatto ascoltare una loro canzone che hanno composto da poco. Tom l'ha scritta per me, ha davvero un bel testo, spero di riuscire a fartelo sentire un giorno"
"Oh, bene" la donna le sorrise.
Ormai anche lei aveva accettato l'idea che sua figlia avesse una storia a distanza. Solo suo padre era rimasto molto scettico dalla faccenda, ma a parte qualche commento sgradevole ogni tanto, non interferiva in nessun modo.

Fu un paio di settimane dopo che la situazione cominciò a peggiorare, Claire ormai si era trasferita in un'altra casa con i suoi genitori.
Dapprima ricevette una brutta notizia. Quel Natale non sarebbe potuta andare a trovare Tom e i ragazzi perché loro erano impegnati in un tour in Sud America.
Avevano deciso di allargare un pò il loro pubblico e volevano tentare la fortuna lì, solo che l'unico periodo per cui erano riusciti ad organizzare dei concerti era proprio quello delle vacanze di Natale.
Al telefono la voce di Tom era suonata dispiaciutissima, però non c'era proprio niente da fare. Avrebbero dovuto rimandare il loro incontro, si parlava di fine gennaio.
Con l'idea di dover aspettare ancora due mesi prima di poter rivedere il suo amato, lo stato d'animo di Claire si faceva man mano più depresso e in più, a peggiorare la situazione ulteriormente, i Jam erano sempre più impegnati. Le telefonate erano molto sporadiche e a volte se non era lei a chiamare rischiava di passare anche una settimana senza che nessuno si facesse sentire.


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due mesiii
poveraccia Claireee
posta^^

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Il 70% delle ragazze ha dichiarato che il loro film preferito è Tre Metri Sopra il Cielo. Il 30% ha dichiarato che preferisce di gran lunga i Pirati dei Caraibi o Jack lo Squartatore. Copia e incolla questo alla tua firma se sei fra questo 30%­
 
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eheheh ecco un altro chapterinoo!!!

UNA DECISIONE IRRIMOVIBILE



Un lunedì pomeriggio aveva in mano il telefono e stava per digitare il numero che i ragazzi le avevano dato per rintracciarli adesso che erano in tour.
Aveva una voglia matta di sentire la voce di Tom, dalla loro ultima chiamata erano passati cinque lunghi giorni, pareva un'eternità.
Prima di riuscire a premere un qualsiasi tasto, l'apparecchio squillò e lei rispose con la voce tremante.
"Pronto?"
"Claire, sono Tom"
L'udire quel suono la fece quasi sobbalzare "Tom! Quanto mi sei mancato! Come va? Tutto bene? Cominciavo a preoccuparmi, sai? Non ti sei fatto sentire per cinque giorni. Io avevo paura a chiamare, non volevo disturbarvi perché evidentemente siete molto impegnati..." parlava quasi senza prendere fiato, talmente era eccitata dall'idea di parlare finalmente con lui
"Hey, frena un attimo. Ti ho chiamata per dirti una cosa importante"
"Davvero? E dimmi, un vostro singolo uscirà anche qui in Italia? Sai, l'altro giorno passeggiavo per strada e per caso ho sentito qualche ragazza dire qualcosa, mi pare di aver colto il nome Jam, ovviamente non ne sono certa, posso anche essermi sbagliata, insomma, ultimamente sono poco lucida." rise "Sarà colpa della lontananza, non so.."
"Vuoi stare ad ascoltarmi una buona volta?" il tono di Tom si era indurito, cosa che la mise in allarme e la fece smettere all'istante di straparlare.
"Sì, ti ascolto" rispose semplicemente.
"Ti ho chiamata perché ho deciso che è meglio troncare la nostra relazione. Non può andare avanti così, è insopportabile per entrambi, questo lo sai benissimo anche tu"
"Ma Tom..."
"E poi ho conosciuto una ragazza ad una festa, credo che potrebbe anche piacermi"
Il telefono cadde dalle mani di Claire, che però si affrettò a raccoglierlo "Hai conosciuto un'altra e credi che possa piacerti" ripeté con voce tremante
"Sì. E' inutile continuare. Chiudiamo qui, ok? Ti risparmierai anche un viaggio inutile"
"Un viaggio inutile" ora il tono di Claire era piatto e inespressivo
"Già. E adesso scusami ma ti devo lasciare"
Quel gioco di parole involontario ferì ancora di più la povera ragazza, che attaccò senza dire una parola.
Dopo la telefonata Claire passò tre giorni veramente neri. Al lavoro a malapena parlava con le sue colleghe e anche a casa la situazione non era migliore.
Suo padre era sempre più infuriato, perché lui le aveva detto fin dall'inizio che stare con Tom non era la cosa giusta. La madre della ragazza invece cercava di starle vicina, ascoltando tutti i suoi sfoghi e cercando di darle i consigli migliori.
Dopo il week end però la mora aveva le idee chiare.
Se a fine gennaio aveva deciso di andare a trovare Tom, Jake e Adam, cascasse il mondo lei meno di dieci giorni dopo avrebbe preso un aereo per l'America.
Il lunedì sera, dopo il lavoro ne parlò coi suoi genitori. Cominciò il discorso in modo molto diretto.
"Papà, mamma, ho deciso di tornare in America e di restarci"
Loro la guardarono con gli occhi spalancati e il capofamiglia prese la parola "Che vai blaterando? Sei impazzita per caso, da quando Tom ti ha lasciata?"
"No, non sono mai stata più lucida. Ormai ho vent’anni, so quello che voglio."
"Claire, tesoro, tu torni là convinta che Tom si rimetta con te, ma se così non succede?" le chiese la madre
La figlia non ci pensò su due volte, con lo sguardo determinato rispose "Trovo molto difficile il fatto che Tom non si rimetta con me. Al telefono la sua voce era strana, ci ho riflettuto molto. E se anche mi rifiutasse una prima volta io continuerò ad insistere, fino a fargli ricordare il grande amore che c'è tra di noi"
"Tu devi essere completamente andata!" urlò il padre "Rovinarti la vita per un musicista da quattro soldi. Resta qui in Italia, perché devi complicarti tutto andandotene all'estero?"
"Primo, io amo Tom, non il chitarrista di una band. Secondo, non mi rovinerò la vita, questo ve l'assicuro. Potete stare tranquilli e non preoccuparvi"
La conversazione proseguì per un'altra buona mezz'ora su quel piano, alla fine però Claire convinse i suoi genitori a lasciarla partire.
I saluti sembrarono uno di quei momenti drammatici delle soap opera. La madre che piangeva come una fontana e il padre che la guardava quasi con distacco, ma alla fine si lasciava scappare pure lui un gesto d'affetto paterno.

L'arrivo all'aeroporto fu molto più difficile di quello con i genitori di qualche tempo addietro. Stavolta era sola, più matura, e aveva uno scopo preciso: riconquistare Tom.
I primi due giorni dopo li passò a casa dei genitori di Susan, con la quale ebbe molte discussioni riguardo la questione del suo trasferimento definitivo.
"Sono contenta che tu sia tornata, ma sei sicura di riuscire a stare lontana dalla tua famiglia?"
"Sì, è questo che voglio. Non voglio sembrare egoista, devo molto a mamma e papà, però è ora che cominci ad essere indipendente. Anzi, mi sento in colpa ad abusare della vostra ospitalità, ma ti assicuro che entro fine settimana sarò fuori di qui, torno nella mia vecchia città. So già che c'è una casa in affitto libera."
"E come fai ad essere sicura che sia ancora lì per te?"
"Ho chiamato prima di partire e al novantanove per cento sarà mia"
"Ma come la pagherai?"
"Ho abbastanza soldi per il momento, i miei mi avevano aperto un conto in banca, quando ero piccola. Col passare degli anni la somma che vi era depositata è andata man mano aumentando. Poi ci sono anche i miei risparmi, quelli che ho guadagnato lavorando per Melody li ho lasciati tutti ai miei, ma la metà di quello che mi ha dato Alice per il mio impiego al locale li ho tenuti io."
"Prima o poi questi soldi finiranno. Che farai allora?"
"Conto di trovare un lavoro al più presto, Alice mi ha detto che sarebbe stata pronta a riassumermi in qualsiasi momento. Domani dopo che sarò andata a parlare con Tom andrò anche da lei. Poi farò anche una capatina all'agenzia immobiliare per la casa."
"Wow...sei proprio cambiata Claire. Ricordo che qualche mese fa, prima di conoscere Tom, non avevi nemmeno il coraggio di rivolgere la parola ad un ragazzo che ti piaceva. Diventavi rossa ad ogni minimo complimento."
"Quello succede ancora se è per questo!" la interruppe la cugina scherzando
"Beh...comunque hai acquistato tantissima fiducia in te stessa, sono orgogliosa di te"
"Grazie. Il fatto è che non sopporto di perdere Tom, voglio fare di tutto per tenerlo al mio fianco"
"Vedrai che i tuoi sforzi allora saranno ricambiati"
"Lo spero. Ora vado a letto, domani devo svegliarmi presto, sarà una giornata intensa"
"Già, buona notte!"
"Notte Susan!"
Il sonno di Claire fu un pò agitato. Si addormentò con mille pensieri per la testa, anche se ultimamente il suo modo di vedere le cose era cambiato molto, la sua piccola parte pessimista non la voleva abbandonare. Sognò infatti Tom che era sul dondolo nel giardino di casa sua. Era di spalle, seduto e lei vedeva solo i suoi capelli scuri. Si avvicinava per fargli una sorpresa, ma poi vedeva che il ragazzo teneva Jen sulle proprie gambe. Lei scappava, urlando.
La mattina dopo non raccontò del sogno a nessuno, come avrebbe fatto solitamente. Cercò di scacciare tutti i pensieri negativi e dopo aver salutato gli zii e la cugina andò alla stazione per prendere il treno che l'avrebbe portata nella città dove viveva Tom.
Il viaggio in treno durò un paio d'ore e fortunatamente non ci furono ritardi, non vedeva l'ora di parlare con il ragazzo del quale era innamorata.
Le mancava tantissimo e anche solo una lite con lui l'avrebbe fatta sentire meglio, l'importante era ascoltare la sua voce e poterlo guardare negli occhi.
Alzò lo sguardo al cielo, era piuttosto nuvoloso, in una giornata come quella le iridi di Tom si coloravano di un marrone che aveva delle sfumature di grigio, lo aveva scoperto qualche mese prima. Era verso la fine di agosto ed erano usciti a fare una passeggiata, quando all'improvviso si era rannuvolato ed aveva cominciato a piovere.
Scese dal treno col pensiero vivido di lei e il suo allora ragazzo che camminavano mano nella mano e senza rifletterci si mise a correre in direzione di casa Baker.



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O_O
si ma Tom è un emo zizi
come può mollare Claire?
-.-"
ora voglio sapere che succede u_u

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ahahaha sorry se oggi non ho postato!!!
ecco quiiiiiiiiii ^__^


LA GIUSTA CONCLUSIONE



Tom e Jake stavano litigando, il primo aveva contestato una canzone che il secondo aveva scritto.
"Jake, un tema del genere non è adatto a quella base!"
"Tom, non significa che perché sono il batterista non abbia diritto a scrivere una canzone"
"Non voglio dire quello. Intendo solo che il testo fa a pugni con la base musicale"
"Come? Quindi non ho capito, secondo te è un buon testo o no?"
"Certo che è un buon testo. Solo che dobbiamo trovargli un'altra musica. A meno che non vogliamo tenere quella che abbiamo scritto e velocizzarla un pò..."
"Forse se ci aggiungiamo ancora un pò di batteria potrebbe andare"
"E che ne dite di far sentire un pò di più il basso?" chiese Adam che aveva assistito alla disputa seduto sul divano nel centro del salone di casa sua.
"Ottima idea! Dovremmo provarla. Ci troviamo domani da me, ok?" propose Tom
"Sì." convennero gli altri due in coro.
Poi il chitarrista salutò gli altri due e si avviò verso casa.
Arrivato davanti all'incrocio che portava alla sua abitazione notò una figura fin troppo familiare che sfrecciava su per la via.
"Forse ha ragione Jake, esagero troppo con le canne ultimamente." disse a bassissima voce, rivolto a se stesso.
Giunto però al giardino di casa Baker la trovò che lo aspettava, col fiato corto ma gli occhi illuminati da una determinazione che non le aveva mai visto.
"Sto proprio impazzendo! Sì, sto dando di matto e non va bene. Adesso chiudo gli occhi e poi li riapro. Sì, così tu non ci sarai più e tutto tornerà alla normalità"

Claire era in piedi a pochi metri dalla porta d'ingresso di casa Baker, aveva appena parlato con Becky che le aveva detto che il fratello maggiore non era in casa, così era uscita per andare a cercarlo.
Era stata fortunata però, visto che ora lui si trovava già lì. Anche se aveva chiuso gli occhi, parlava da solo e sembrava stesse delirando, lui era lì.
Gli si avvicinò a passo di marcia, decisa a non farlo scappare. Sfiorandogli una spalla lo chiamò "Tom?"
L'altro aprì gli occhi, che erano dell'esatto colore che ricordava la mora, cosa che la fece sorridere inevitabilmente.
"Allora sei qui sul serio." osservò lui con voce distorta dallo stupore.
"Sì. Sono qui per parlarti..." fece una breve pausa ad effetto "E per restare"
Lui chiuse ed aprì la bocca senza emettere un suono, così lei cominciò a dirgli tutto quello che aveva studiato alla perfezione nei giorni precedenti.
"Tom, quando mi hai telefonato l'ultima volta eri strano, troppo strano. Non sono riuscita a capire il perché tu mi abbia lasciata in quel modo, ma di una cosa sono sicura. Non è come voglio che vadano le cose. Non è come desideriamo entrambi. Non appena mi hai detto che forse ti piaceva un'altra mi è crollato il mondo addosso, ma poi ci ho riflettuto. Quello che c'è stato tra noi..."gli si avvicinò e alzandosi in punta di piedi gli passò una mano tra i capelli scuri "Non si dimentica facilmente."
La mora avvicinò poi le sue labbra a quelle del ragazzo, ma prima che si potessero sfiorare lui indietreggiò
"Come puoi essere ancora qui, dopo tutto quello che ti ho fatto passare? Ti ho mollata, di punto in bianco e al telefono. Non hai sofferto abbastanza per aver voglia di dimenticarmi?"
"No" fu la risposta secca di lei "Perché vuoi che ti dimentichi?"
Il volto dell'altro era serissimo "Non voglio che ne passi altre a causa mia"
"Passarne altre? A che ti riferisci?"
"A causa del mio ruolo nei Jam tu potresti stare male. Stiamo acquistando sempre maggiore successo, forse entro la fine dell'anno saremo pronti ad andare in Europa a suonare. So quanto sarei impegnato e quanto tempo tu saresti costretta a passare da sola."
"Ma che dici? Noi ci amiamo, che vuoi che sia qualche settimana di lontananza all'anno? E poi per i tour più lunghi potrei anche seguirti, non mi importa dove io sia, mi basta stare con te"
"Si parla di mesi lontano da casa, Claire. Ci ho pensato tanto prima di chiamarti e lasciarti. Ho riflettuto su qualunque aspetto, sul più vicino, come sul più lontano. Pensa se un giorno avessimo dei figli."
"Figli?" le si inumidirono gli occhi, il suo Tom aveva pensato a costruirsi una famiglia con lei, come poteva volere lasciarla?
"Sì. Per loro non sarei un buon padre. Sempre in giro con il gruppo, mai a casa, mai una giornata con loro al parco."
"Questo non è vero. Io sono sicura che tu passeresti qualsiasi tuo momento libero con loro."
"Non sono mai stato un ragazzo con la testa sulle spalle. Non mi ci vedo proprio a fare il papà"
"Ma quello non è un problema, abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Quando tutti e due saremo pronti avremo dei figli, nel frattempo staremo insieme, io e te." si interruppe per un momento, poi mormorò "Vorrei stare qui per sempre. Con te, vorrei che niente cambiasse." aveva ripetuto le stesse parole che lui le aveva detto qualche giorno prima della sua partenza.
Lui se ne ricordò e la prese per i fianchi, attirandola un pò a sè "Claire, non ti merito, ma non posso stare senza di te. Non avrei dovuto mentirti al telefono dicendo che forse poteva piacermi un'altra. Scusami."
"Non devi scusarti, ti ho già perdonato."
La baciò con trasporto, tenendola ben saldamente a sè per farla aderire perfettamente al suo corpo.
Era proprio quello che volevano entrambi, stare insieme, niente di più.

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Ecco il terz'ultimo capitolo!!!

SEI ANNI DOPO



Quella fredda giornata di metà gennaio Claire si era svegliata e aveva scoperto che finalmente la febbre se ne era andata.
Aveva passato l'ultima settimana a casa, sola, mentre Tom era partito per il tour coi Jam, a migliaia di chilometri di distanza
Sarebbe dovuta andare con loro, ma a causa della sua salute non aveva potuto, così si ritrovava nella stanza che divideva con Tom quando questi era a casa, a fissare il soffitto immobile.
Rifletteva sulla sua vita, sulla piega che aveva preso. Sei anni prima non era altro che una ventenne ancora fin troppo insicura di sè ed ora era ormai una donna, di venticinque anni compiuti e stava insieme all'uomo dei suoi sogni, che la rendeva felice.
I Jam erano diventati famosi in tutto il mondo, adesso si trovavano appunto in Italia, a suonare. Erano già stati in Europa, ma mai nel paese natale del papà di Claire.
La ragazza si sentiva per gran parte italiana e per questo era contenta che anche lì i Jam venissero apprezzati per la loro musica.
Ricordò con un sorriso una conversazione avuta con la madre anni prima, in cui le parlava di una canzone che Tom aveva scritto apposta per lei.
Le aveva detto che un giorno le sarebbe piaciuto che anche lei ne ascoltasse le parole, quel piccolo desiderio si era avverato. It's a love story, not just a joke era diventato il nuovo singolo dei Jam, che aveva spianato la strada al successo del loro secondo album, caratterizzato da temi divertenti e melodie frizzanti, affiancati da un paio di canzoni più lente e tristi.
Ascoltandole aveva capito al volo che Tom le aveva scritte nei momenti in cui erano lontani e non potevano vedersi o toccarsi, solo sentirsi al telefono.
Sospirò pensando a quanto avrebbe voluto vederlo in quel momento, a quanto gli mancassero le sue parole dolci. Resistette all'impulso di telefonargli, per due motivi.
Uno era che a quell'ora in Italia era notte fonda e probabilmente il suo amato stava dormendo.
L'altro motivo, ancora più importante, era che finalmente aveva scoperto la vera causa di quel suo malessere.
Però non voleva dare la notizia a Tom per telefono, doveva parlargliene guardandolo negli occhi, il problema era che sarebbero passati mesi prima che lo avesse rivisto.

"Tom, sei pronto? Il volo è tra meno di un'ora, insomma!"
"Aspetta Adam...non trovo una cosa importantissima...il regalo per Claire" rispose il chitarrista
"Come? L'anello che hai preso in Italia, è quello che non trovi più?" domandò il bassista preoccupato fissando l'amico.
"Esatto. L'avevo messo sul comodino ieri sera, adesso pare essere sparito." il suo tono era sconsolato.
"Ti aiuto a cercarlo, dai. Non può essere andato lontano, non ho mai visto un anello camminare con le proprie gambe" Adam cercava di essere ironico, per consolare l'amico che aveva un'aria da funerale.
"Grazie."
Cominciarono a guardare in ogni angolo della stanza, poi qualche minuto dopo Tom gridò "L' ho trovato! Si era nascosto bene il bastardo" si alzò trionfante da terra, in mano stringeva la scatoletta argentata che aveva scovato dietro al comodino. Come ci era finito lì, nessuno lo capì mai.
"Bene, allora adesso possiamo andare" disse Adam "Vado giù con gli altri. Ti aspettiamo"
"Ok."
Tom infilò la piccola scatoletta nella sua valigia, nascosta bene tra le sue magliette. Aveva preso quell'anello per uno scopo preciso, non era un semplice regalo per la donna che amava. Era il simbolo della promessa che voleva farle, di stare con lei per tutta la vita.
Aveva pensato varie volte di chiedergli di sposarlo per telefono, dopotutto era giunto a quella decisione mesi prima, ma aveva preferito aspettare per domandarglielo di persona. Avrebbe dato tutto ciò che aveva per vedere gli occhi di Claire mentre le faceva la proposta.
Immerso in questi pensieri si accorse a malapena delle ore di volo e di tutto il resto.


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